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Moie
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mwggMoie è una mwgwfrazione del comune di mwhaMaiolati Spontini, in mwhqprovincia di Ancona. È situata nella mwhgVallesina (la valle attraversata dal mwhwfiume Esino).

Contents

Storia
1800
1900
Sport
Calcio
Note

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Geografia fisica

Centro contiguo alle frazioni "Stazione" del comune di mwiwCastelbellino e "Pozzetto" del comune di mwjaCastelplanio. La cittadina è attraversata dal mwjqfiume Esino per tutta la sua lunghezza. È separata a nord dal comune di mwjgMontecarotto da una collina, definita dagli abitanti "Monte Taddé", mentre a nord-ovest confina con la frazione mwjwPozzetto di Castelplanio. Ad est confina con la frazione di mwkaScorcelletti. A sud-est confina (avendo in comune la strada principale con essa) con la frazione mwkqStazione del comune di mwkgCastelbellino, comune con cui confina per tutto il lato sud del paese, tranne che per la strada che congiunge il comune stesso alla frazione, definita dagli abitanti "strada Boccolina", a causa della sua pendenza e del grande numero di curve difficili che la caratterizzano in pericolosità. Infine ad ovest confina con il comune di mwkwCastelplanio.

Storia

L'Abbazia benedettina e il Castello di Moie

Nei secoli a ridosso dell'anno mwlwMille sorsero e si svilupparono le prime abbazie benedettine nella mwmaVallesina; i monaci immessi dalla Santa Sede bonificarono infatti la ricca vallata.

La prima memoria storica dell'mwmgAbbazia di Santa Maria delle Moie (mwmwSanta Maria Plani Mollearum) si ha nel mwna1201, quando il suo abate Guido di Simone è indicato presente quale testimone all'atto di sottomissione dei Conti di Moie, dopo che mwnqJesi ne aveva distrutto il castello, ma certamente tale abbazia esisteva già da tempo, come attesta lo splendido tempio che per i suoi caratteri architettonici e stilistici viene fatto risalire alla seconda metà del mwngXII secolo. Già da allora essa faceva parte delle chiese che offrivano ristoro, ospizio e servizio ospedaliero (mwnwDomus Hospitales) ai viandanti e pellegrini (definiti per l'appunto mwoaRomei) che si recavano a mwoqRoma per devozione. L'Abbazia era ubicata in mezzo alla selva detta Santa, al margine della riva sinistra dell'mwogEsino, con la tipica mwowmoja (zona paludosa), da cui il nome dell'abbazia stessa. In quel periodo, unica testimonianza dell'insediamento accentrato sulla valle a sinistra dell'Esino era il mwpaCastrum Mollearum, posto presso l'Abbazia Santa Maria, ai piedi della fascia collinare.

I Signori di Moie erano i fratelli Oradone, Tommaso e Mollario; essi non avevano ceduto pacificamente alle richieste jesine di assicurarsi il controllo della principale arteria valliva, per cui il castello era stato assalito. Il 14 luglio mwqw1201 avvenne l'atto di pacificazione tra le due parti; in esso gli ex-signori di Moje promisero di non ricostruire il castello in cambio di una cospicua somma e di un terreno per costruire le loro residenze a Jesi, fuori dalla porta S. Martino. La distruzione del castello non segnò la fine della vita associativa nell'area di Moie: presso l'Abbazia sorse la mwraVilla Nova de Moleis (legata, come suggerisce il nome, al processo di bonifica e disboscamento della selva circostante).

Attraverso il catasto Diocesano del XIII secolo possiamo sapere che la popolazione che gravitava intorno a Santa Maria delle Moie si attestava intorno alle 25 famiglie. L'Abbazia era, quindi, il centro di aggregazione più importante, ma era anche molto potente, dato che tra i suoi beni contava circa 430 ettari di terreno, quasi tutti posti nella fertile pianura dell'Esino. Le carestie e le epidemie che devastarono l'mwrgEuropa nel XIV secolo non risparmiarono l'mwrwItalia e la zona dell'Esino, che si spopolò; avanzò l'incolto così da essere di nuovo menzionata la vecchia selva dell'abbazia di Moie. Nel XV secolo i beni dell'Abbazia passarono al capitolo della Cattedrale di Jesi. Il fiume Esino, che divide in due il territorio comunale, oltre a determinare lo sviluppo della vallata, determinò anche la nascita della parrocchia di Santa Maria delle Moie. Questa venne istituita il 2 agosto mwsa1600 dal vescovo Marco Agrippa Dandini per soddisfare la richiesta della popolazione del luogo, che spesso non poteva ricevere i sacramenti o assistere alle sacre funzioni per l'impossibilità di attraversare il fiume o per la distanza dai rispettivi castelli.

1800

Col proseguire degli anni la vallata si arricchì di mulini e di attività agricole, dalla coltura del riso (che fu poi tolta, essendo causa di malattie mortali, come la malaria) a quella dei foraggi.

Fu solo con l'arrivo dei francesi in mwtaItalia tra il Sette e l'Ottocento che venne dato uno scossone anche ai vecchi sistemi di amministrazione dello Stato Pontificio (di cui la Vallesina faceva parte).

Sino al mwtg1800 la vallata ed i suoi mulini annessi furono di proprietà del comune di mwtwJesi, e, a livello amministrativo più in alto, dello Stato Pontificio. Nel mwua1801 essa passò in proprietà alla Reverenda Camera Apostolica (in pratica il Demanio Pontificio) che nel mwuq1824 lo vendette (all'asta) al Marchese Stefano Ludovico mwugPallavicino, i cui discendenti continuarono a godere della proprietà sino al mwuw1916, cioè fino alla nota sentenza della Magistratura italiana che dichiarò le acque fluenti e scorrenti proprietà dello Stato. Il “Vallato Pallavicino” assolveva al funzionamento dei mulini per l'agricoltura e per l'orticoltura.

Dopo l'annessione del territorio marchigiano al Regno d'Italia, in base al Decreto del 3 gennaio mwvq1861, vennero messi in vendita i beni ecclesiastici, con l'intento di far nascere una nuova classe di coltivatori diretti; invece si determinò l'acquisizione di tali beni da parte dei ceti più abbienti del Regno, che a Maiolati furono rappresentati dal Marchese Domenico Pallavicino da mwvgGenova, il quale acquistò 248 ettari (di cui 183 a Moie).

A Moie i catasti urbani non registravano edifici oltre la chiesa e la casa parrocchiale fino al mwwa1875, quando vennero censite la casa del Marchese Pallavicino, un edificio comunale usato come scuola e bottega e una casa cantoniera della ferrovia. Solo nel censimento del mwwq1901 si registrò l'esistenza di un agglomerato di case tali da formare una frazione o almeno una borgata. Esistevano però edifici in campagna utili per riporre gli attrezzi, per ricoverare gli animali, ma anche e soprattutto per farvi abitare il colono che così poteva sorvegliare le coltivazioni. Edifici con una struttura esterna in muratura ed un primo piano sostenuto da assi di legno costituivano il tipo di casa colonica più diffuso.

A Moie, per la mancanza di un borgo consistente fino al XX secolo, le famiglie polinucleari costituivano oltre un terzo del totale ed il 60% della popolazione viveva in esse. Il quadro della realtà sociale è dato dallo stato delle anime del mwww1891, secondo il quale il 40% delle famiglie aveva come capofamiglia un mezzadro ed il 28% ne aveva uno indicato come bracciante, giornaliero o casanolante.

Elemento trainante dello sviluppo viario dopo l'Unità fu la realizzazione della ferrovia lungo tutta la mwxqVallesina. L'inaugurazione della Roma-Ancona avvenne il 29 aprile mwxg1866: per la prima volta il treno percorse la valle tra il mare e la mwxwGola della Rossa. La nuova linea ferroviaria modificò profondamente il paesaggio e la sua stessa costruzione fu un avvenimento che scosse quelle quiete contrade. Vi furono anche riflessi economici innovativi: diversi lavoratori locali vi trovarono occupazione, si aprirono attività di tipo ristorativo e commerciale, si produssero anche i primi insediamenti “urbani” lungo la mwyaStrada Clementina (così chiamata tuttora dal mwyq1733).

1900

Lo sviluppo di Moie è relazionato direttamente con la nascita della ferrovia, nonché con l'antica strada Clementina, la cui importanza crebbe nel corso del Novecento con lo sviluppo dell'industria e del traffico automobilistico.

Crescendo le richieste di terreno per costruire, emerse la necessità di reperimento di nuove aree edificabili e di un piano regolatore. Questo, redatto nel mwzq1907, previde insediamenti abitativi sui terreni del Marchese Pallavicino. Dopo alcune vicissitudini prettamente burocratiche, si ebbe la nascita, intorno al mwzg1910, del primo nucleo abitativo di Moie, tuttora esistente e chiamato popolarmente “Le Casette”.

Da lì in poi si ebbe uno sviluppo sempre costante della città: nuovi lavori, nuovi edifici (scuole, alimentari) destarono la popolazione e si ebbe così la crescita, sia a livello demografico che geografico, di Moie.

Il secondo dopoguerra

La crescita fu esponenziale dopo i due dopoguerra, con la nascita di farmacie, piazze, il mercato settimanale (istituito il 14 aprile 1946), la nuova scuola e il cinema; man mano quella che era una valle paludosa fu ribonificata non tanto a livello naturale, quanto con l'arrivo di nuovi abitanti, che tuttora determinano una continua crescita della cittadina, che si è arricchita di nuove strutture sportive e culturali.

Monumenti e luoghi d'interesse

Abbazia di Santa Maria delle Moie

L'mwdqabbazia di Santa Maria delle Moie, situata a Moie, è un'abbazia risalente al mwdgXII secolocite-ref-mozzonipaoletti-3-0[3]cite-ref-tci53-4-0[4]. Rappresenta un esempio significativo di mwfwarchitettura romanica della regione Marche. Ora completamente inglobata nell'omonima cittadina, sorgeva inizialmente fuori dal centro abitato sulla riva sinistra del mwgafiume Esino e lungo l'antica mwgqvia Flanbenga

Fornace laterizi di Moie

Il complesso architettonico dell’ex mwhaFornace laterizi di Moie, costruito a ridosso di una mwhqcava d’argilla dismessa, costituisce una pregevole testimonianza di mwhgarcheologia industriale della vallesina. È principalmente composto da due edifici di tipologia ed uso diversi. Ora a partire dagli anni 2010, dopo un recupero funzionale, ospita il Polo culturale "eFFeMMe23" e ed uffici amministrativi.

Aree naturali

La "Via dei Tesori" è una mwiqpista ciclabile ed area naturalstica, parte della Ciclabile del Fiume Esinocite-ref-5[5], che costeggiando il mwjgfiume Esino permette di raggiungere il mare.

Sport

Calcio

La squadra di calcio locale è il Moie Vallesina A.S.D., che ha sempre militato in campionati dilettantistici di livello regionale. I colori sociali sono il rosso ed il blu.

Note

cite-note-cens2001-11. mwmamwmqmwmgDati Censimento ISTAT 2001, su mwmwdawinci.istat.it. mwnaURL consultato il 26 ottobre 2008 mwnq(archiviato dall'mwngurl originale il 19 maggio 2012).
cite-note-template-divisione-amministrativa-abitanti-22. mwogmwowmwpaFrazioni del Comune di Maiolati Spontini, su mwpqcomuniecitta.it. mwpgURL consultato il 19 marzo 2022.
cite-note-mozzonipaoletti-33. L. Mozzoni e G. Paoletti: Jesi "Città bella sopra un fiume", Ed. Comune di Jesi-Pinacoteca civica e Associaz. cult. Teatro G.Pirani, 1994
cite-note-tci53-44. Marche, Guida TCI, 1998, pag. 53
cite-note-55. mwsamwsqmwsgCiclabile del Fiume Esino (Grotte di Frasassi - Jesi - Chiaravalle - Falconara), su mwswwww.piste-ciclabili.com. mwtaURL consultato il 29 aprile 2026 mwtq(mwtgarchiviato il 16 gennaio 2025).

Bibliografia

• V. Villani, C. Verdelli e R. Giacomini. mwugMaiolati Spontini, Vicende storiche di un castello della Vallesina.
• Costantino Urieli. mwvaLa chiesa di Jesi.
• Francesco Bonasera. mwvgI Vallati del territorio di Jesi.

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